Tenet: La recensione in anteprima

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All’inizio del 2020, se avessimo chiesto a un campione abbastanza vasto di appassionati di cinema quale sarebbe stato il film più atteso dell’anno, quasi tutti avrebbero certamente risposto Tenet.

Ora, a un giorno dall’uscita italiana del film di Nolan e dopo il lungo stop dovuto al COVID-19, l’attenzione di tutto il mondo cinematografico è rivolta su questo film, il primo vero e proprio big a prendere coraggio e tornare nelle sale, pronto per essere usato come termometro della voglia dei fan di tornare nelle sale. Nolan è un regista che negli anni è stato in grado di costruirsi un vero e proprio esercito di fan, una dote che non molti altri registi contemporanei sono in grado di portare, rendendo di fatto questo il film perfetto per questo particolare momento.

 

Parlare del film ed esprimere un parere su quello che abbiamo avuto modo di vedere in sala non è sicuramente semplice, per certi versi si tratta di un’esperienza personale (più di quanto non lo sia in realtà ogni pellicola), il regista costruisce – già a partire dalla scelta del titolo basato sul Quadrato del Sator i cui elementi entrano in gioco all’interno della narrazione in diversi modi- una sorta di rompicapo in cui finiamo per essere immersi fin dai primi minuti. Possiamo certamente dire che Tenet racchiude al suo interno tutto quello che è il cinema di Christopher Nolan, come per esempio l’utilizzo del tempo, qui assoluto protagonista del complesso meccanismo su cui ruota la peculiarità della pellicola, l’inversione dello scorrere di questo elemento consente a proiettili di tornare dentro alla pistola, ma anche di far viaggiare in maniera asincrona le informazioni dando vita a strategie e combattimenti diversi dal solito, una trama che non arriva a tutti in maniera limpida e chiara, complessa con il suo andirivieni temporale fatto non solo di salti indietro e in avanti, ma anche di contemporaneità, che rende molto più complesso seguire il tutto.

Proprio per questo lo stesso Nolan parla attraverso i suoi personaggi dicendo allo spettatore che il suo è un titolo che bisogna sentire lasciandosi andare alla visione e non cercare di capirlo al 100%, una trama che si presta certamente a un successivo re-watch, magari casalingo, cercando di scovare al suo interno qualche sfumatura diversa.

 

Tenet è un film ambiziosissimo e studiato nei minimi dettagli, dalle scelte cromatiche alla colonna sonora (questa volta affidata al talento di Ludwig Göransson) tutto funziona quasi alla perfezione, anche se la sensazione al termine della visione è che manchi forse un po’ di empatia, frutto di personaggi che comunicano e si intrecciano all’interno di questo strano cubo di Rubik, ma senza mai dare qualcosa in più allo spettatore per farci affezionare a loro, per avere un’idea basta pensare che il protagonista del film rimarrà senza nome per tutte le oltre 2 ore di visione. Probabilmente si tratta di una scelta voluta, per dare maggiore spazio a un concetto corale che sta dietro le quinte del film, ma qualche dettaglio extra sui protagonisti e la loro storia avrebbe potuto farceli amare di più e dare meno freddezza all’insieme.  John David Wahsington è protagonista principale del film, ma a rubargli la scena secondo noi spesso è stata la sua spalla Robert Pattinson, decisamente a suo agio nel ruolo

Il giudizio finale sull’attesissimo film è sicuramente più che positivo, ma è anche vero che ci saremmo aspettati qualcosa di più da Nolan, che ci ha abituato spesso a grandi sorprese e colpi di scena, che qui sono presenti, ma smorzati da una certa predicibilità. Sicuramente non sarà ricordato come il capolavoro del regista e siamo sicuri che dividerà il pubblico tra coloro che rimarranno scontenti dai misteri rimasti irrisolti e dalla trama in generale .

Si tratta di un titolo che regala il meglio di se nelle sale, proprio per questo assume ora più che mai un ruolo importante per capire come andrà il futuro del cinema nei prossimi mesi, diventando quindi il film giusto al tempo giusto per capire se siamo pronti a tornare nelle sale.

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD