La Russia sfida il mondo dei blockbuster di Hollywood con The Backout, film action post-apocalittico che abbiamo avuto modo di vedere negli scorsi giorni al Trieste Science + Fiction Festival e che in patria è stato un grande successo .
Nessun meteorite ha colpito la Terra, nessun attacco terroristico ha messo in pericolo il mondo, nessuna guerra atomica è scoppiata, eppure qualcosa è andato male. I contatti fra le diverse città del pianeta sono stati interrotti; solo un piccolo anello nell’Europa dell’Est ha ancora l’elettricità e dallo spazio si vedono forse segnali di vita. Quello che i militari hanno scoperto all’esterno dell’Anello è sconvolgente: ci sono cadaveri dappertutto, nei negozi, nelle auto, negli ospedali, nelle stazioni. Gli scienziati hanno determinato che la causa dell’ecatombe è una tossina prodotta dallo stesso corpo umano. Chi o che cosa sta distruggendo ogni forma di vita sulla Terra? Quanto a lungo potrà sopravvivere l’ultimo avamposto dell’umanità?
Il film diretto da Egor Baranov mostra l’ambizione di rivaleggiare con gli eterni rivali, la voglia di mettere sul piatto una pellicola convincente, ma guardandola bene non possiamo che vedere come il suo The Blackout sia sostanzialmente fin troppo simile al cinema con cui vorrebbe confrontarsi . Un lavoro gradevole, ma che sostanzialmente finisce per omologarsi con il genere e non avere nulla di nuovo da raccontare allo spettatore.

Il vero problema del film è però l’eccessiva durata, circa 120 minuti , decisamente troppi e finiscono per impattare sul ritmo generale, portandolo a rallentare in diversi punti risultando decisamente prolisso. The Blackout nasce come idea per una serie (di pellicole o TV) e solo successivamente il materiale è stato rielaborato per diventare un film unico, ecco quindi in parte spiegate le numerose sotto-trame gestite in maniera grossolana e frettolosa, così come un’accenno di coralità di personaggi abbozzata e poi non approfondita a dovere. Il film prova infatti a dare tridimensionalità ai sui personaggi, ma nonostante il lungo minutaggio non riesce nell’impresa e anzi, alla lunga è quasi difficoltoso distinguere i due principali .
Tirando le dovute somme a fine visione di The Blackout non annoia nonostante sia lungo, ha un buon comparto tecnico e le scene action sono discrete. Forse avremmo voluto vedere qualcosa di diverso dal cinema “americano”, ma se volevano dimostrare che con le giuste basi possono arrivare allo stesso livello, beh è una buona partenza su cui lavorare.

