Cobra Kai

Cobra Kai: La recensione della 3 stagione

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Il nuovo anno inizia all’insegna del Karate per Netflix, che ha anticipato l’uscita della terza stagione di Cobra Kai al 1 giorno del 2021. La serie sequel del franchise Karate Kid è stata una delle soprese più grandi del 2020 della piattaforma di streaming, l’accoglienza delle prime due stagioni su youtube red infatti era stata tiepida , ben diversa dal boom di visioni che ha prodotto sul colosso. La 3 stagione ha però il compito di confermare quanto di buono i fan hanno visto in questo show.

La vicenda  riparte esattamente da dove avevamo lasciato al termine dell’ultimo episodio, dopo una violenta rissa a scuola Miguel è in coma e Robbie un fuggiasco. Lo scontro ha lasciato conseguenze su tutti, Johnny ha lasciato il dojo nelle mani del suo vecchio mentore, che ha riportato il Cobra Kai alle sue vecchie abitudini, trasformando i suoi allievi in veri e propri bulli. Anche al Miyagi Do le cose non vanno bene, Daniel è pieno di sensi di colpa per le azioni di Robbie, che hanno messo a repentaglio anche il suo lavoro, sua figlia Sam invece è sconvolta e impaurita per colpa delle botte subite da Tori, colpi che hanno lasciato il segno sulla sua pelle e sulla psiche della ragazza.

Questa stagione trova il modo di scavare nel passato di entrambe le scuole di Karate, Daniel scoprirà che il suo sensei gli ha tenuto nascosto qualcosa e sarà un personaggio insolito a rivelargli qualcosa di più sul passato di Myagi. La season 3 però è soprattutto il palcoscenico di John Kreese, che si erge a villain principale e di cui episodio dopo episodio scopriamo le origini, un viaggio nel Vietnam in cui capiamo da dove nasce il Cobra Kai e il suo motto.

Se l’ex dojo di Johnny rappresenta il male di questa parte di storia, lui e Daniel rappresentano il motore degli eventi, una coppia che funziona ormai alla perfezione e che forse al termine di questa stagione – grazie a una spintarella dal passato – potrebbe finalmente essere uscita da uno stallo durato 30 anni, accettando di poter coesistere senza per forza combattere. Il cambio di produzione ha portato sicuramente a una stagione scritta in maniera diversa rispetto al passato, più “adulta” e meno scanzonata delle precedenti. Le trame di molti dei suoi protagonisti parlano di storie dure, di vite difficili che il Karate con la sua disciplina e il suo equilibrio ha saputo cambiare, l’ironia è ancora presente, ma in misura diversa , e serve a stemperare proprio queste situazioni, rendendo più leggera e godibile l’atmosfera attorno ai protagonisti

Negli ultimi mesi abbiamo sentito un sacco di complimenti ed elogi per il lavoro fatto da The Mandalorian per espandere e ridare vita al mondo di Star Wars. Il lavoro svolto da Cobra Kai secondo noi è molto simile, gli autori sono riusciti nell’impresa di prendere in mano un franchise considerato sepolto anni prima e attraverso un lavoro fatto di raccordi tra passato e presente hanno reso una serie di film sul Karate nata e cresciuta per un certo periodo storico una storia moderna (ma con un tocco vintage) in grado di catturare nuovi spettatori.

 

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD