Street Fighter V vende pochissimo: l’e-sport non ripaga

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Non siamo più negli anni novanta o nei primi duemila. Un decennio fa potevi prendere in giro il pubblico proponendo un prodotto dalle mirabolanti proprietà bluffando sulla sua qualità, tanto al tempo vi erano poche opportunità per informarsi velocemente  e il pubblico era davvero in balia del caso e dell’intuito.

Ora le cose sono un po’ cambiate. Certo gli imbecilli che si lasciano trasportare dalla massa e dalla pubblicità ce ne sono fin troppi, ma oggi giorno si ha l’opportunità di informarsi velocemente e praticamente in tempo reale sulla qualità di un prodotto, il che rende la vita molto più difficile agli addetti al marketing. Nel caso di Street Fighter V, Capcom ha deciso di sfidare la sorte pubblicizzando un prodotto incredibile, rivelatosi poi solo un minimo di quanto promesso.

A prezzo pieno.

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Io stesso mi sono rifiutato di recensire un titolo non ancora completo. Street Fighter V è infatti una versione Early Access venduta a prezzo pieno, con la promessa che un giorno migliorerà e arriverà alla sua forma definitiva. Il fatto è che un picchiaduro inteso come “servizio”, votato all’online più estremo senza qual si voglia personalizzazione dell’esperienza, con l’assenza al Day One di modalità importanti come “Arcade” o “Story Mode, ha gettato ogni speranza di successo nel gabinetto.

Le promesse di Capcom sembrano dare i suoi frutti nel gioco reale, ma l’implementazione delle modalità richieste dai giocatori, così come la stabilizzazione dei server talvolta inaccessibili e afflitti da una latenza impossibile, risulta essere lenta e poco progressiva, gettando sfiducia tra la comunità.

Secondo i dati finanziari, sono solo 100’000 le copie distribuite in tutto il mondo negli ultimi tre mesi, a fronte di un periodo abbastanza fertile con 1,3 milioni di copie vendute dallo scorso febbraio ad Aprile, a quanto pare. Risultati davvero poco convincenti, conseguenza di una gestione approssimativa e poco attenta alla soddisfazione degli utenti.

 

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L’idea di Capcom era quella di proporre uno Street Fighter definitivo che potesse essere inteso come “servizio”: paghi una volta e avrai accesso a un futuro illimitato fatto di aggiornamenti e upgrade gratuiti, un po’ come Windows 10. Questa virata nel business della serie non è però stata accolta positivamente da chi invece voleva semplicemente divertirsi con la storica serie. Improntare tutto all’e-sport infatti, costringe anche chi non vuole competere contro giocatori umani a un confronto fin troppo speso impari contro altri giocatori.

Magari sarebbe stato più intelligente e preferibile pubblicare un titolo completo di tutte le sue feautures tradizionali e successivamente creare una piattaforma e-sport, giusto Capcom?

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.

There are 3 comments

  1. Hanno lanciato un prodotto incompleto, e ignorato il fatto che molta dell’utenza eSports proviene da Xbox 360.

    Su playstation 4 (ma anche su PC) è stato un fiasco, ed rumor sull’arrivo del gioco su Xbox One ne è la conferma.

    “Non vedrete mai il gioco su Xbox One” Citazione Yoshinoro One.

    Se come no….

    1. Agos

      Capcom si è fottuta la testa quando nel 2011 espresse la volontà di far diventare Resident Evil una serie commerciale alla pari di Call of Duty. Purtroppo questi sono i frutti: dopo aver licenziato le menti migliore (Inafune, per esempio), ha deciso di intraprendere contro il volere del pubblico che seguiva l’azienda (e che acqusitava i suoi titoli), per conquistare una parte di pubblico che in ogni caso i suoi giochi non li voleva,.
      Perdendo tutto.
      Quanto fatto con SFV la prova di questa politica senza senso e soprattutto senza logica.

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