Gamestop a -16% a Natale: e se i videogiochi andassero in recessione?

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E’ davvero significativo il dato divulgato da Gamestop USA riferito alle vendite natalizie di Natale 2016. Secondo l’amministrazione americana, le vendite festive sono state deludenti traducendosi con un -16% sul ricavato totale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure nel 2016 di giochi eccezionali ne sono usciti a bizzeffe, sono uscite nuove versioni console (alcune potenziate) e anche un visore Vr. Come è possibile che nel 2015, con una ottava generazione ancora incespicante, le vendite siano state più favorevoli?

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Ci sono molti fattori da considerare. Innanzitutto il dato fa riferimento al solo Gamestop USA, che diversamente da quanto accade in Europa, deve vedersela con una concorrenza spietata e assetata di sangue. In secondo luogo vi è un mercato digitale in netta crescita: la scommessa che nessuno dava per vinta si è infatti dimostrata ben più forte di quanto si potesse credere ed è anche per questo che ben il 40% degli utili totali del 2016 di Gamestop USA derivano da concessioni digitali.

Il digital Delivery sta diventando sempre più il principale canale di commercio

 

Ma quindi il mercato videoludico rischia una recessione? La celebre crisi del 1983 per molti causata dall’uscita di E.T., fu in realtà la conseguenza di un mercato che proponeva esperienze del tutto uguali a prezzi sempre più alti. A poco a poco l’utenza si è stancata, andando a boicottare l’intera industria che letteralmente crollò in pochi giorni. Attualmente non siamo a una situazione simile, seppur è vero che molte serie videoludiche si assomigliano troppo tra di loro. Tuttavia a sdradicare l’idea per cui i videogiochi sono in recessione ci pensano i dati, quelli puri rilevati da SuperData (agenzia di ricerca di mercato internazionale).

Innanzitutto secondo Gamestop le vendite scarse sono state conseguenza di due brand principali le cui analisi di mercato promettevano numeri ben più alti. Parliamo di Call of Duty: Infinite Warfare e Titanfall 2, entrambi con vendite al di sotto di quanto previsto. A tal proposito è molto probabile che il pubblico target di quelle due produzioni si sia spostato altrove, come per esempio sul mercato mobile. Secondo i dati di SuperData, il mercato digitale mobile è il primo mercato per introiti dell’intera industria videoludica con ben 41 miliardi di incassi nel corso del 2016. Fa impressione pensare che soltanto Monster Strike abbia incassato 1,3 miliardi di dollari (divenendo praticamente il titolo più lucrativo di sempre), seguito a ruota da Clash of Clans e da suo cugino Clash Royale. Pokèmon GO! è un poco indietro con un incasso lordo di 788 milioni di dollari, giusto per far capire quanto caspita è fertile questo mercato.

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Monster Strike, gioco di origine orientale per smartphone, ha incassato quanto l’intera EA Games nel corso del 2016. Assurdo

Fa inoltre senso pensare che il mercato mobile distanzia di pochi miliardi di dollari il mercato Pc dei Free to Play, il quale genera 34 miliardi di dollari nell’anno appena finito. Ma dove è finito il mercato tradizionale videoludico? Parlando di giochi, quelli che io definisco “veri”, si può scoprire che il mercato retail si attesta a 26 miliardi di ricavato, un risultato ottenuto sommando le vendite di tutte le piattaforme disponibili sul mercato comprendendo però la grande fetta dei ricavi di Digital Delivery tramite canali di distribuzione ufficiali (PSN, Xbox Live, ecc). Significativo è considerare che le sole microtransazioni di Black Ops 3 hanno ottenuto un ricavo di circa 600 milioni di dollari, praticamente il 5% dei ricavi totali del mercato “retali+digital delivery”.

Utile è anche scoprire che nè Playstation 4 nè Xbox One ( e ovviamente nemmeno Wii U), fanno parte della top 10 console più vendute di sempre (nel 2016 la regina è stata Playstation 4). Quindi riformulo la domanda: i videogiochi sono in recessione? Beh: l’industria in realtà pare sanissima e in netta crescita. Cò che è in recessione non è quindi l’economia dell’intero settore, bensì una idea: quello di videogioco tradizionale.

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Chi si sforzerebbe mai a creare giochi estremamente belli ed appassionanti come The Witcher 3, se poi l’incasso risulta essere un decimo di un giochino mobile? Ultimamente questa domanda la sto ponendo in diversi articoli, perché il capitalismo è spietato e ti impone di guadagnare sempre di più per evitare la fuga di soci e azionisti. Questo porta le grandi compagnie a compiere scelte votate al guadagno più estremo, le quali non si dimostrano comunque vincenti se confrontate con gli introiti da semplici free to play e banali giochi mobile.

Si, sarò pure duro coi miei giudizi, ma non considero i piccoli titoli mobile dei veri e propri videogiochi. Non sostituiranno mai l’esperienza totale e immersiva di un gioco tradizionale, rimanendo solo puro intrattenimento fine a sè stesso e nulla di più. Se il videogioco è una forma d’arte espressiva, lo stesso penso non si possa dire altrettanto dei titoli mobile ove l’arte è sostituita dalla pura ricerca di mercato e quindi da una estetica promossa in relazione ai dati rilevati.

Le scarse vendite di Gamestop USA sono quindi frutto di quello che sembra essere il principio di crisi dell’epoca del Retail, causata soprattutto dal fatto che il pubblico sta letteralmente migrando da una idea di videogioco tradizionale, a una idea di videogioco risicata e portatile. Seppur odiate da tutti, a quanto pare 41 miliardi in microtransazioni fanno capire che tale modello di business sia praticamente il più vincente tra quelli disponibili nel mercato. Ma allora perché continuare a ricercare esperienze di qualità? Con una situazione del genere, perché Rockstar sta sviluppando Red Dead Redemption 2? Perché Ubisoft un nuovo Assassin’s Creed? E perché Bethesda un nuovo Prey?

Semplice: per il prestigio.

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Red Dead Redemption 2 è un gioco ad altissimo budget e ben più complesso di Monster Strike. Ma perché svilupparlo se comunque non otterrà i risultati finanziari dei giochi mobile?

Il prestigio sembra essere l’ultima spiaggia del preservamento di una idea di videogioco tradizionale. La corsa alla perfezione, a chi fa meglio, è ancora alla base della ricerca tecnologica e artistica videoludica e in qualche modo sembra solo per questo motivo che le grandi multinazionali ancora non hanno chiuso baracca. Certamente non ci sarebbero stati grossi investimenti se i guadagni non sarebbero stati comunque alti, ma se il trend di fuga continuasse nel tempo arriverà il giorno in cui le majors dovranno fare i conti con un mercato molto più chiuso e soffocato.

Per evitare il peggio, basterebbe che tutti coloro che acquistano quotidianamente oggetti in-game tramite microtransazioni utilizzassero il loro denaro per acquistare videogames.

Quelli veri.

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.