SEGA vuole creare nuove IP e riprendere quelle del passato. Cosa? Vediamoci chiaro

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Sega vuole creare nuove IP assieme alle glorie del passato: strategia giusta?

 

SEGA sta screscendo a ritmi decisamente positivi. La sua è stata una lentissima ascesa certamente pregiudicata dal fallimento del Dreamcast, che comunque non ha portato la società giapponese a sparire dallo scenario videoludico. Anzi. I guadagni di SEGA salgono vertiginosamente e con vette che toccano anche il +20% di crescita su base annua per settore di competenza.

A tal proposito l’operativo di Tokyo ha divulgato in rete un documento di nome “Road to 2020“, un PDF da cui si evince la volontà di SEGA di rinnovare il suo business e proseguire il suo percorso di crescita. Non solo: il documento sottolinea un’azienda molto determinata a raggiungere i suoi obiettivi, tant’è che nelle varie slide si può leggere chiaramente la volontà di rinnovare e addirittura innovare il mercato videoludico. Proprio come ai vecchi tempi, insomma.

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Secondo le slide del documento, SEGA sembra essere molto determinata a raggiungere i suoi obiettivi

La ricetta segreta dell’azienda giapponese è in realtà alla luce del sole. Come ogni azienda nipponica che si rispetti, al centro dell’attenzione c’è il cliente finale il quale deve essere assolutamente soddisfatto. Contrariamente alle aziende europee (come Ubisoft), quelle nipponiche sono disposte a rinnegare la propria tradizione pur di inseguire il volere del pubblico e questo è quello che generalmente accade.

Nel caso di SEGA questo comportamento ha dato come conseguenza l’inizio dello sviluppo di videogiochi basati sulle licenze già in possesso in forma di Mobile Game e Rimasterizzazioni che hanno permesso all’azienda di ottenere introiti regolari, poi utilizzati per lo sviluppo di grandi titoli quali i recenti e numerosi Total War, il recentissimo Dawn of War 3, Endless Space e Persona 5. Già, perché se non lo sapevate Atlus è adesso nelle mani di SEGA: un ottimo acquisto.

La vendita dei videogiochi prima citati ha superato le stime di vendita di SEGA, che al momento si ritiene molto felice della ricezione da parte del pubblico dei suoi nuovi giochi. Il mercato videoludico sta cambiando, così anche la qualità dei prodotti che i consumatori chiedono agli sviluppatori. Alla nuova e rinnovata domanda dei videogiocatori, Hajime Satomi vuole rispondere in due modi diversi: creando nuove Proprietà Intellettuali e riproporre quelle più vecchie in salsa moderna.

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Ess’: Atlus è proprietà di SEGA

Il ritorno delle vecchie IP era già nell’aria da tempo. Alla fine è passato praticamente un anno da quando SEGA ha annunciato il ritorno di Sonic con un gioco che sembra promettere benissimo (anche perché si ispira a stili di gameplay del passato). Ben venga quindi il ritorno del porcospino blu e della sua Combriccola, a patto che i videogiochi a lui dedicati possano davvero definirsi ben fatti. Sempre sulla stessa linea di Sonic esiste anche un’altra IP che mi piacerebbe rivedere in azione, di nome Ristar: semmai facessero una edizione con un moderno motore grafico e con effetti particellari sparati a cannone, verrebbe sicuramente fuori qualcosa di incredibile.

Nessuna previsione per quanto riguarda le nuove IP del futuro. Il documento “Road to 2020” parla chiaramente della volontà dell’azienda di innovare il mercato videoludico, ma non specifica nè piattaforma nè tipologia di gioco. Mi auguro che SEGA non investi tutto sul mobile gaming: per me sarebbe una vera tragedia. Tuttavia è molto probabile che l’azienda Giapponese abbia in serbo per noi alcuni giochi dal gusto prelibato, anche se secondo me saranno giochi dal gusto di nicchia (un po’ come Total War, per intenderci). Quasi scontato è invece il ritorno di Bayonetta.

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Ristar è una ip dimenticata, ma molto molto valida

Sono felice della determinazione di SEGA nonché della sua strategia puntata a innovare il mercato. L’idea di sfruttare le IP del passato per finanziare nuovi progetti è qualcosa che può davvero funzionare. Bethesda lo fa da qualche tempo con ottimi risultati e non vedo perché SEGA non dovrebbe riuscire a fare altrettanto.

Tuttavia è pur vero che la natura giapponese dell’azienda di Hajime Satomi potrebbe lasciare noi occidentali a bocca asciutta: il mercato asiatico sembra essere quello più lucrativo per SEGA ed è probabile che molti dei futuri titoli prodotti non vengano commercializzati nel vecchio continente. A mio avviso penso che noi europei non saremo lasciati indietro e i titoli di Creative Assembly ne sono la prova. Sarà comunque interessante vedere come si comporterà SEGA nel futuro e chissà che un giorno non tornerà anche nello scenario Hardware.

Chissà.

Marco Masotina

Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.