Trama
Antonio “Tony” Montana (Al Pacino) arriva in America nel 1980 da Cuba. È uno delle migliaia di profughi che raggiungono la Florida dall’isola caraibica durante l’esodo di Mariel.
Una volta riuscito a ottenere l’accesso negli Stati Uniti, Tony non perde tempo e si mette in contatto con la malavita. Insieme all’amico Manolo “Manny” Ribera (Steven Bauer) entra a far parte della gang di Frank Lopez (Robert Loggia), il boss locale.
L’ascesa di Tony all’interno dell’associazione è inarrestabile e in breve tempo e ai suoi vertici. La salita gli permette, inoltre, di incontrarsi con due persone: il grande contrabbandiere di cocaina Alejandro Sosa (Sergio Di Stefano) e Elvira Hancock (Michelle Pfeiffer), la bellissima moglie di Lopez, di cui si infatua perdutamente.
Tra mito classico e american dream
Scarface è, nella versione di Brian De Palma, una brillante parodia del sogno americano. L’uomo può realizzare il suo obbiettivo negli U.S.A., tramite l’impegno e la dedizione chiunque può diventare ricco. Poco importa se la propria ambizione ci porta a delinquere, a spacciare cocaina e a uccidere; il sogno americano vale anche per i gangster.
Inoltre, volendo cercare un’altra chiave di lettura, sono molti e chiari i riferimenti alla mitologia classica nella pellicola. La villa di Sosa, il grande spacciatore da cui tutti comprano la cocaina, si trova in su di un altopiano raggiungibile solo tramite l’elicottero. La casa del contrabbandiere diviene il nuovo Olimpo, mentre la cocaina è il fuoco, che Zeus/Sosa gestisce e non concede agli umani se non alle sue condizioni. In questa metafora, avvalorata anche dall’ampia presenza di riferimenti all’arte e all’architettura dell’antica Grecia, Tony diventa Perseo. Come l’eroe egli è un uomo che si oppone agli dei e gli sottrae qualcosa, poco importa che non lo faccia per il bene dell’umanità ma solo per se stesso e per il suo successo.
Diretto da Brian De Palma
Brian De Palma è uno dei più grandi tecnici della storia del cinema. Tra gli americani, sempre per quanto riguarda il livello tecnico, forse solo Spielberg gli è pari.
Questa enorme abilità formale è evidente in Scarface. A differenza di Spielberg, che prediligi una regia mimetica, De Palma fa grande sfoggio delle sue abilità. Sono numerosi nel film i piano sequenza, così come abbondano i dolly e le riprese audaci. Tra tutti questi elementi, poi, spicca il sapiente uso che il regista riesce a fare del rallenti, veramente in grado di trasmettere la giusta tensione.
Tutta questa manifesta esibizione riesce però a non risultare stucchevole, anzi: il film ha un grande ritmo e risulta godibile anche dagli spettatori meno ferrati. Non a caso Scarface è diventato uno di quei cult che più o meno tutti hanno visto, e che quasi nessuno ha mancato di apprezzare.
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Regia
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Sceneggiatura
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Recitazione
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Colonna sonora
Riassunto
Uno film che merita tutto la fama di cult che possiede. Girata con grande maestria da Brian De Palma, la pellicola è inoltre densa di simboli dal grande significato.