The Protector 4: La recensione

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Il viaggio di Hakan e della serie fantasy made in Turchia, disponibile su Netflix, The Protector è durato ben 4 stagioni.

Sotto moltissimi aspetti ben oltre quello che noi stessi immaginavamo quando ci siamo avvicinati con curiosità alla prima stagione. Uno show che è riuscito a procedere fino alla sua naturale fine – cosa non da poco nel mondo delle serie TV attuale – nonostante un percorso spesso altalenante e orientato più verso il basso che verso l’alto.  Sicuramente non sarà mai una di quelle che ricorderemo con passione sfrenata tra 10 anni, ma almeno si tratta di un prodotto “fiero” della sua identità, che non si nasconde mai e che prova coraggiosamente a mettersi in luce in un panorama altamente competitivo, giustamente ricompensato con un numero abbastanza alto di spettatori e pareri tiepidi, ma positivi.

Questa ultima stagione parte da dove le precedenti si erano concluse, la vittoria dei cattivi , che ora dominano Istanbul e la sua immortale popolazione, lasciando ancora una volta sulle spalle di Hakan il compito di risolvere la situazione. Hakan si troverà così a viaggiare tra presente e passato, dove si muoverà nel corpo del primo protettore e suo antenato, in una situazione che ricorda quasi una versione rimaneggiata di Assassins Creed, dove l’eroe si troverà a cercare un modo per portare a termine la guerra tra leali e immortali una volta per tutte. Gli episodi in questa stagione sono pochi, per questo gli eventi sembrano susseguirsi a ritmo più alto rispetto alle precedenti iterazioni. A rimanere schiacciati da questo numero di eventi sono i personaggi secondari, che faticano a trovare la loro dimensione in una narrazione che corre per stare nel poco tempo che rimane, senza mai riprende fiato, lasciandoli un po’ troppo indietro, in qualche caso forzando la mano in scelte e situazioni che li vedono protagonisti .

La saga di The protector giunge così a una degna conclusione, non prima però di aver tentato di rovinare tutto con il gran finale, un momento che fortunatamente non riesce a distruggere tutto, ma ci si avvicina molto e in maniera abbastanza insensata visto il buon lavoro svolto fino a quel punto .

Nel complesso si tratta di una buona stagione conclusiva che chiude una serie altrettanto discreta (considerato sempre il budget a loro a disposizione) ,ennesimo esempio di come si possa trovare qualcosa di buono anche fuori dai soliti mercati, una cosa a cui ci ha abituati proprio l’avvento di colossi dello streaming come Netflix.

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD