Una piccata risposta a Gordon Van Dyke

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Come avrete certamente letto dalle parole proprio di Project Nerd (l’articolo è questo) il produttore e creatore Gordon Van Dyke, della Paradox Interactive ha rilasciato una dura seppur condivisibile opinione sulla trascrizione in italiano dei titoli videoludici.

Tale affermazione supportata da (non troppo attendibili) fonti parlava di come era inutile e costoso tradurre un gioco in italiano dato che l’italico idioma è parlato solo da noi e quindi il mercato è troppo ristretto per un titolo.

Io non mi dilungo troppo ma lascio che siano i fatti a parlare per me, Mr. Van Dyke.

Mafia: La citta del paradiso perduto.
La voce di Thomas Angelo è di Claudio Moneta
La voce del Detective Norman è di Marco Balbi.
Max Payne
La voce di Max Payne è di Giorgio Melazzi
Batman Arkham City
La voce di Batman è Marco Balzarotti
La voce di Joker è Riccardo Peroni
Uncharted
La voce di Nathan Drake è di Matteo Zanotti
Assassin’s Creed 2
La voce di Ezio Auditore è Renato Novara

Sinceramente?

Potrei inserirne a centinaia di questi esempi, tutti votati alla dimostrazione non solo del doppiaggio italiano ma anche della localizzazione completa in questa lingua.
Caro signor Van Dyke, la localizzazione italiana va ben oltre la mera commercialità della cosa, i costi sono irrisori se paragonati ai ben più difficili problemi della localizzazione russa.
Temo dimentichi come la localizzazione in quella lingua comporti un settaggio diverso dei caratteri, cosa non necessaria nella lingua italiana.
E temo anche che dimentichi come sia Russia che Spagnolo sono entrati nel circuito della localizzazione e traduzione di produzioni estere solo negli ultimi 60 anni, cosa che invece l’Italia fa dagli anni ’40 per merito di persone il cui unico scopo era poter distribuire un prodotto che TUTTI, nessuno escluso, potessero godere.

Caro signor Van Dyke, prima di sentenziare un costo inutile la localizzazione italiana si ricordi che diversi capolavori italiani, non provenienti dal mercato videoludico, hanno subito una traslitterazione affinché persone di origine non-italiana potessero goderne.
Lo stesso fanno i grandi maestri dell’intrattenimento videoludico nel doppiare, adattare e localizzare i loro prodotti nella nostra lingua.

Caro Mr. Van Dyke, si faccia un giro in Italia.

PS. Magari non utilizzando come traduttore il signor Rutelli…

PS2: Il livello di conoscenza corrente della lingua inglese in Italia è paragonabile a quella appena sentita. Circa il 69% delle persone in Italia conosce l’inglese “maccheronico” (Fonte. Istat).
Questo è quello che si dice “essere in una valle di lacrime”

[Si ringraziano i canali youtube per i video utilizzati in questo articolo]
The_Leunam

The_Leunam

Infermiere di giorno (e di notte, e nelle feste, e nei weekend) e giustiziere blogger di notte. Si diletta nella scrittura di libri e fumetti con spruzzate di sceneggiatura.

There are 1 comments

  1. Agos

    Io sono uno di quelli a favore dei doppiatori italiani. Per quello che mi riguarda, l’Italia possiede una sorta di tradizione di doppiaggio che da una parte risulta essere una scuola a dir poco impenetrabile, dall’altra restituisce risultati strabilianti.
    Penso che pagare la traduzione di testi e audio sia comunque costoso. Certo che Ubisoft, 2K, Rockstar e quant’altri possiedono risorse da miliardi di dollari, sufficienti per poter garantire un doppiaggio in italiano completo.
    Quando però si parla di videogiochi indie o di software house più piccole, come Paradox, le cose diventano più difficili.
    Sta di fatto che Paradox ha certificato la traduzione di Pillars of Eternity, che racchiude una quantità tale di parole da risultare essere una cosa come 100 volte più ampio dei tre Signore degli Anelli messi assieme. Magari proprio da quella esperienza, Gordon è rimasto shoccato!

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