Deve sempre esserci moralità nei film?

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Testo a cura di Andrea De Venuto.

L’arte cinematografica, negli anni, ha subito una notevole evoluzione. Da mero strumento ludico, è diventata oggetto di una sempre più innovativa sperimentazione, che ha saputo sfidare lo spettatore con argomenti sempre più maturi e attuali.
A ciò collegato, è naturale che alcuni film vengano diretti da registi che hanno punti di vista differenti con quelli della maggior parte delle persone, e che mettono in essi le loro idee sulla società, la giustizia o anche la morale, e su quest’ultima si possono accendere diversi dibattiti, com’è successo con “Femmine Folli” (1922) o “Rapacità” (1924) dell’ampiamente discusso Erich von Stroheim.
Ciò, come ho detto, è naturale: non siamo tutti uguali, ognuno di noi è un individuo differente dagli altri, guai se non lo fosse. Ma stranamente alla gente non sembra andare bene. Molte persone vorrebbero che il regista fosse multiculturale, che narrasse semplicemente una storia e che la morale posta alla fine fosse buona. A ciò ci si potrebbe chiedere “occorre mettere una morale in tutti i film?”

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Quando si parla di moralità è impossibile non citare Oscar Wilde

Non esistono libri morali o immorali, come la maggior parte pensa. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto.”, disse Oscar Wilde nel 1891, quando pubblicò Il Ritratto di Dorian Gray, libro che fece non poco scalpore all’epoca. In molti aspetti, ha ragione. I libri sono fatti per far pensare le persone, per acculturarle, per mostrare loro differenti punti di vista, che possono essere condivisi o meno, basta che siano scritti come si deve. Per esempio, Il Grande Gatsby mostrava che il Sogno Americano negli anni 20 fosse morto, che i più ricchi sono ormai corrotti dal materialismo, non hanno più sogni e forse neanche amore. Questo aspetto è stato mostrato in molti altri libri, come anche ne “Gli Indifferenti” di Moravia, seppur in un differente contesto temporale e sociale, eppure ciò non gli ha impedito di diventare un classico.

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“Ultimo Tango a Parigi” mette nel suo taschino “50 sfumature di grigio”. Uscito negli anni ’70, la pellicola fu successivamente distrutta perché ritenuta troppo scandalosa, per poi essere “liberata” nel 1987 dalla ingiusta censura totale

Obiettivamente, questo discorso vale anche per i film, in quanto anch’essi sono una forma d’arte. Prendiamo come esempi Ultimo Tango a Parigi (1972) di Bertolucci e La Dolce Vita (1960) di Fellini. Quando vennero rilasciati questi film, tutti andarono di matto. Giornalisti e altre “persone colte” condannarono queste pellicole come immorali, scandalose, nient’altro che pornografia e malcostume col pretesto di sembrare arte, un po’ come fecero alcuni con Arancia Meccanica. Eppure, furono e sono ancora oggi un successo di critica, e sono considerati due dei film più belli della storia del cinema. Questo perché, nonostante la loro dubbia moralità, sono ben fatti.
Secondo il pensiero di Fellini e Bertolucci, la borghesia di città, in un caso degli anni 60 a Roma e nell’altro degli anni 70 a Parigi, non prova più amore sentimentale, ma carnale, ha scambiato ogni sentimento con la lussuria, la depravazione e la passione, e nulla può fermarla.

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Arancia Meccanica uscì esattamente 45 anni fa (19 dicembre 1971) e costò molto per Stanley kubrik, anche molte minacce di morte. Tutt’oggi è considerato uno dei film più influenti della storia del cinema. Il film è in ogni caso basato sull’omonimo romanzo di Anthony Burgess

Questi film non hanno alcun tipo di insegnamento morale, non insegnano ad una determinata persona come migliorare la sua vita o le relazioni che ha con gli altri, perciò possono essere chiamati immorali. Ma ciò che li rende belli è il loro essere una fotografia di una parte della società che la nazione vorrebbe nascondere, da una parte l’Italia e dall’altro la Francia. Marcello Mastroianni e Marlon Brando hanno saputo immedesimarsi in questa tipologia di società, e ne sono divenuti un esempio.
Certo, Brando lo diventerà ancora con il successivo film “Il Padrino“, ma questo è un altro discorso.
Ovviamente in questo discorso non rientrano solo i libri e i film, ma anche le serie televisive. Volete un esempio di serie TV immorale? Breaking Bad. Pensate che non lo sia? Se non lo avete ancora guardata, fatelo ora.

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Mi immagino cosa sarebbe successo se “The Young Pope” fosse stato prodotto negli anni ’70

Esempio più recente: The Young Pope. Un successo di critica e di pubblico che racconta la vita turbolenta e machiavellica di Pio XIII. Chissà perché è piaciuto così tanto? (Certo, tranne ai cattolici integralisti, ma quelli non capiscono nulla di cinema, quindi lasciamo stare). Perché queste serie TV, nonostante siano immorali, continuano ad avere successo? Ve lo ripeto: SONO FATTE BENE.
La regia è magnifica, le recitazioni di Brian Cranston e Jude Law sono spettacolari, la trama coinvolge lo spettatore… che cosa si vuole di più da un’opera di narrativa?
Ora, non siamo obbligati a seguire il pensiero di un artista, in quanto anche noi siamo singoli individui, ma quando ci troviamo davanti ad un’opera d’arte, dobbiamo comprenderne oggettivamente la bellezza e il suo significato.

 

13015637_1584503491864039_2191534008377238213_nAndrea De Venuto, torinese di nascita, si scopre sin da subito appassionato di cultura popolare. Nella sua vita ha letto più libri di quanti respiri abbiano compiuto i suoi polmoni, visti più film di tutta l’umanità messa assieme e attualmente passa il suo tempo al DAMS di Torino tra uno studio e l’altro.

Il suo Blog “Le Orecchie dell’Elfo” è il suo spazio personale in cui condivide le sue forti opinioni utili a comprendere il veloce mondo contemporaneo.

Oltre ad esso possiede un canale Youtube di nome Veoneladraal ove si diletta anche in simpatici doppiaggi.

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Marco Masotina

Tosto come un Krogan, gli piace essere graffiante e provocante per scoprire cosa il lettore pensa dei suoi strani pensieri da filosofo videoludico. Adora i lupi, gli eventi atmosferici estremi, il romanticismo e Napoleone.