Dylan Dog n.370: il Terrore e l’isteria contemporanea

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Dylan Dog è sempre più immerso in una Londra i cui lati soprannaturali iniziano a coincidere con i paradossi della nostra contemporaneità, il n.370 ce ne mostra la conferma

Dal 1986 ad oggi, Dylan Dog, personaggio dei fumetti ideato da Tiziano Sclavi e Claudio Villa, ha colto molteplici, differenti e controverse sembianze.

L’ambientazione contemporanea, unita all’espediente di vicissitudini e soluzioni soprannaturali, ha infatti permesso al personaggio di evolvere assieme al proprio tempo lasciando che mostri e fantasmi interpretassero le moderne e complesse paure sociali.

Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo, figlio di un mondo isterico e spaventato, è così l’uomo che viaggia nella più profonda realtà dell’umana specie, che scava nelle paure per restituircene una rinnovata interpretazione. dylan-dog-beitrag-bild-2-xl

Comprendiamo dunque come le maschere di questo profondo racconto debbano molto alla realtà, ancora prima che alla fantasia, e quanto ciò, spesso, risulti difficile da accettare, soprattutto quando quelle stesse maschere si dissolvono e l’intera metafora crolla, lasciando il mondo nudo.

È certamente il caso del capitolo n.370, “Il Terrore”, ultimo numero di giugno, il cui centro è proprio ciò che di più contemporaneo ed irrazionale possa esistere, il terrorismo.

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Al centro della vicenda troviamo il giovane Ahmed, ragazzo di religione islamica, ricercato, a sua ingenua insaputa, poiché sospettato terrorista. Londra tutta si agita, dimena ed infine riversa lungo le strade, colta da un’improvvisa isteria causata dalla paura di un ennesimo attentato. Polizia, militari e carro-armati che perimetrano la città si alternano a paradossali raffigurazioni di Ahmed che, ignaro, passeggia verso il parco con la sua preziosa valigetta e le domande di chi vede il mondo impazzire senza comprenderne i Perché. In questa surreale oscillazione tra chi crede di aver capito e chi proprio non sa, si innesta un altrettanto Ingenuo Dylan Dog, reo di aver fatto salire in macchina i genitori di Ahmed ed infine di essersi fidato delle loro parole;

“il suo nome è Ahmed, non ragazzo-bomba!” urla la madre disperata pregando affinché quest’incubo finisca.

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Il giovane era andato a scuola, come ogni altro giorno, ma con una valigetta contenente una sua nuova invenzione con cui poter partecipare ad un piccolo concorso. La normalità di un ragazzo in cerca di sostegno in un mondo che, improvvisamente, lo vuole morto, per un presunto identikit “da terrorista”; un equazione risolta nella banale somma tra “ragazzo di religione islamica” con “valigetta” uguale “bomba”. L’importante è avanzare, con quei grossi carro-armati, in una Londra che diviene centro di una guerra globale, isterica, che si arma di irrazionale terrore per sconfiggere una gelida paura.

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La sceneggiatura di Gabriella Contu diviene così alleata di una splendida ed orrida narrazione i cui caratteri soprannaturali convergono tutti in Dylan; un essere ingenuo, fuori e contro il sistema, che, decidendo di fermarsi, guardare ed ascoltare un giovane, diviene Il mostro spaventoso per un mondo seduto sulle colonne del terrore. Devi urlare, devi correre, dire che la bomba è vicina, Fallo!, guarda senza capire, senza voler sapere, o sarai fuori, o in questa realtà sarai nemico.  Dylan è il fantasma, il nemico, di questa storia, immerso in un mondo le cui orrorifiche fattezze sono divenute normalità e che proprio per questo non si distinguono da ciò che davvero stiamo vivendo e ciò che, forse, non riusciamo a cogliere e chiamiamo “fantasia”.

IlParolierematto

Appassionato di storie e parole. Amo il Cinema, da solo e in compagnia. Un paio d'anni fa ho plasmato un altro me, "Il Paroliere matto". Una realtà di Caos in cui mi tuffo ogni qual volta io voglia esprimere qualcosa, sempre con più domande che risposte. Uno pseudonimo divenuto anche canale YouTube.