I 10 migliori film di Scorsese

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Martin Charles Scorsese è senza ombra di dubbio uno dei più importanti registi della storia del cinema, nonché uno dei migliori ancora in circolazione. Il regista ha principalmente trattato nei lavori da lui diretti temi come la fede, la religione, il rapporto con la colpa e la violenza istintiva dell’uomo e nel corso della sua carriera ha formato degli ottimo sodalizi con attori del calibro di Harvey Keitel, Robert De Niro e Leonardo DiCaprio. Per omaggiare uno dei più grandi esponenti della New Hollywood abbiamo voluto elencare i 10 migliori film di Scorsese.

Di seguito potete leggere la mia top ten di film di Martin Scorsese in ordine cronologico.

Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1973)

Mean Streets è il film che lancia Martin Scorsese, il primo lungometraggio che lo rappresenta intimamente e ne racconta il milieu di origine e le inquietudini che lo muovono. Antesignano della filmografia che verrà, vera e propria pietra di fondamento, Mean Streets parla già di violenza e tenerezza, morale cristiana e etica del successo, ribellione e acquiescenza, paradiso dell’altrove e inferno della realtà.

La trama in sintesi: Charlie è cresciuto a Little Italy assieme agli amici Johnny e Tony ed è costretto tutti i giorni ad affrontare un ambiente estremamente violento che detesta, ma da cui non riesce ad allontanarsi. Tra mille problemi si interroga sui dilemmi dell’esistenza e i misteri della sofferenza umana.

Taxi Driver (1976)

Interpretato da Robert De Niro e ambientato dopo la guerra del Vietnam a New York, è indubbiamente uno dei capolavori del regista italo-americano, grazie ad esso ha vinto la Palma d’oro al 29° Festival Di Cannes e ottenne 4 nomination agli Oscar. Il protagonista del film (De Niro) è un ex marine reduce dal Vietnam ormai disadattato e lavora come tassista notturno.

La pellicola, indirettamente, racconta in maniera convincente il disturbo da stress post-traumatico che ha colpito i soldati impegnati nella fallimentare guerra del Vietnam e che sono ormai totalmente alienati dal mondo a cui hanno fatto ritorno. Impossibile non menzionare la famosissima scena in cui De Niro parla alla sua immagine riflessa allo specchio “Ma dici a me? Ma dici a me? … Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui”, battuta interamente ideata da De Niro improvvisando, infatti nel copione vi era solamente scritto “Travis parla a se stesso allo specchio”.

Toro Scatenato (1980)

Robert De Niro interpreta il pugile peso medio italo-americano Jake LaMotta, che cresciuto nel Bronx, si allena duramente per raggiungere i vertici della boxe, seguita da una parabola discendente, accompagnata da una serie di problemi personali, una interpretazione che gli valse il premio Oscar.

Una peculiarità del film è l’essere stato girato in bianco e nero. Scorsese e il direttore della fotografia, Michael Chapman, hanno optato per questa scelta per ragioni di autenticità temporale, dato che sia i filmati sia le foto degli incontri del periodo in questione (gli anni quaranta) erano in bianco e nero. Inoltre Scorsese volle che le riprese degli scontri venissero realizzate sul ring stesso, in modo che gli spettatori avvertissero la violenza, la rozzezza e la crudeltà della “nobile arte”. Inizialmente il film venne bistrattato dal pubblico, nonostante gli Oscar vinti da Robert DeNiro, come miglior attore, e per il miglior montaggio, solo dalla fine degli anni ottanta la pellicola è stata rivalutata.

Fuori orario (1985)

Uno dei titoli più riusciti del regista con cui ha vinto la Palma d’oro per la miglior regia al 39° Festival Di Cannes. Ambientato a New York, il film esplora la vita notturna nei quartieri della Grande Mela attraverso le vicende del programmatore Paul Hackett che, dopo una giornata di lavoro, si reca in un bar dove un incontro con una donna darà vita ad una serie di avventure surreali che dureranno tutta la notte.

Un film insolitamente divertente, commedia grottesca, ma in cui non mancano elementi noir, girato interamente di notte per volontà di Scorsese stesso, che ammetterà in una intervista che le vicissitudini di Paul riflettono la frustrazione del regista che affrontava un periodo della sua vita molto complicato, sia dal punto di vista professionale sia da quello personale.

Quei bravi ragazzi (1990)

Unanimemente riconosciuto come uno dei migliori gangster-movie di sempre, la pellicola racconta le vicende del pentito Henry Hill, italo-irlandese cresciuto in un quartiere malfamato di Brooklyn, partendo dall’adolescenza,  la fase della sua vita in cui iniziò a frequentare gli ambienti criminali e in particolare i suoi due amici, passando per l’età adulta, in cui riesce a godere dei frutti delle sue opere criminali, fino al declino.

In “Quei bravi ragazzi” l’ambiente mafioso italo-americano viene analizzato, realizzando, più che un film, una sorta di documentario che analizza abitudini, comportamenti, mentalità e vita materiale dei criminali, trasmettendo il senso di orrore di una vita fuori legge.

L’età dell’innocenza (1993)

Da New York a New York, ma  non più i gangster al centro delle vicende del film, ma i merletti e i pettegolezzi della borghesia americana ottocentesca. Un capolavoro romantico tratto dall’omonimo romanzo di Edith Wharton. Genere decisamente inconsueto per il regista, che tipicamente dirige film noir e thriller, ma in cui dimostra le sue qualità di ottimo regista anche in questa occasione, riuscendo a infondere nel film la sua impronta.

Scorsese si lancia in una puntigliosa ricerca del lusso, quasi maniacale, per riuscire, con successo, a riprodurre quegli ambienti sfarzosi, ambienti caratterizzati prevalentemente da tre colori: il rosso, il giallo e il bianco. Il rosso contraddistingue il dolore inespresso e le pulsioni del protagonista; il giallo esprime la felicità e la vivacità e infine il bianco è il colore della totalità, aristocratico, dalla natura ambigua, poiché può essere definito come l’unione di tutti i colori.

Casinò (1995)

Ultima pellicola che costituisce il finale della cosiddetta “trilogia mafiosa” realizzata da Scorsese, iniziata con “Mean Streets” e proseguita da “Quei bravi ragazzi”, con interpreti Robert De Niro, Joe Pesci e Sharon Stone. L’ambientazione non è più New York, ma la sfavillante Las Vegas e il mondo dei casinò.

Il film ha avuto una gestazione complicata fin dalla scrittura della sceneggiatura, accentuata dal fatto che Scorsese era in un certo senso “obbligato” a dover girare il film. Anche le riprese furono complicate a causa delle molteplici location e in ognuna di esse veniva girata una scene di breve durata. Questo perché Scorsese voleva mostrare una Las Vegas il più scintillante possibile affinché venisse paragonata ad un gioiello. Nonostante i numerosi problemi affrontati, Casinò risultò uno dei migliori lavori di Scorsese.

The Departed (2006)

Il film che consegna a Scorsese il premio Oscar come miglior regista. Rimaniamo nel mondo del crimine, nella città di Boston, il film parla dell’infiltrazione di una talpa, Colin Sullivan, all’interno della Polizia di Stato del Massachusetts da parte del boss irlandese sotto inchiesta Francis “Frank” Costello. Contemporaneamente, la polizia invia un proprio aspirante agente, William “Billy” Costigan, sotto copertura nell’organizzazione di Costello per incastrarlo. I due protagonisti sono le due facce della stessa medaglia, come il bene e il male che lottano all’interno di ogni uomo, la cui propensione per una parte o per l’altra dipende da diversi fattori, tra cui l’ambiente dove si cresce.

Dotato di una sceneggiatura solida, che riesce a trasmettere allo spettatore lo spirito americano che si respirava a Boston, dalle ottime performance di Leonardo DiCaprio, Matt Damon e Jack Nicholson, una colonna sonora coinvolgente, il film ha vinto anche i premi Oscar come miglior film, sceneggiatura e montaggio.

Hugo Cabret (2011)

Il primo film girato in 3D dal regista che gli valse il Golden Globe come miglior regista e i premi Oscar per la fotografia, scenografia, sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali. Il piccolo orfano Hugo Cabret lavora come manutentore degli orologi della stazione e ruba ciò che gli serve per sopravvivere e per riparare un piccolo robot.

Scorsese miscela tecniche moderne con altre più tradizionali e il risultato sfiora la perfezione come dimostrano i premi Oscar vinti per migliore fotografia, sonoro, effetti speciali, scenografia (degli italiani Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo) e montaggio sonoro e il Gonden Globe che Scorsese ha ricevuto come miglior regista.

The Wolf of Wall Street (2014)

Per quanto Leonardo DiCaprio non mi sia mai piaciuto come attore, ammetto che la sua interpretazione di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese, era assolutamente meritevole di essere ricompensata con il premio Oscar. La pellicola ha trattato l’ascesa e la caduta del broker ed è stato accolto molto positivamente dalla critica, candidato per cinque premi oscar, non vincendone però nessuno.

Un film divertente e allo stesso tempo tragico, in cui il regista esplora e critica il tumultuoso mondo degli operatori finanziari, caratterizzato da cinismo, eccessi, avidità, bluff e transazioni più o meno legali, oltre a mostrare fino a che punto la natura umana può spingersi per saziare la proprio cupidigia.

Quali sono stati i film di Martin Scorsese che vi sono piaciuti di più?