Annientamento – Recensione del nuovo film di Alex Garland con Natalie Portman Dopo il bellissimo Ex Machina, Alex Garland dirige Annientamento si affida a Netflix per raccontare una storia affascinante, ma non priva di difetti

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Era il 2014 quando Ex Machina di Alex Garland uscì nelle sale italiane. Una pellicola affascinante, curata nei minimi dettagli, che affrontava il tema dell’intelligenza artificiale con un’ottica mai vista prima. Lo stesso si può dire della sua nuova opera, ovvero Annientamento, prodotto da Paramount Pictures e SkyDance Media. Il film, dopo numerosi tentativi di inserirlo nelle sale è finito nelle mani di Netflix che ha deciso di farlo uscire il 12 marzo in tutti i cataloghi italiani. Nel cast nomi importanti come Natalie Portman (che qui interpreta la protagonista) ed Oscar Isaac, che a quanto pare sembra trovarsi benissimo con il regista dopo la precedente esperienza nei panni dello scienziato Nathan Bateman.

La storia narra le vicende di una biologa che dopo la scomparsa misteriosa del marito decide di organizzare una spedizione attraverso una zona contaminata da un grave disastro ambientale, ovvero l’ultimo luogo dove è stato avvistato il marito, sperando di ritrovarlo. A unirsi a lei ci saranno un antropologo, uno psicologo, un linguista e un esperto di sopravvivenza. Ma una volta lì non troveranno ciò che si aspettavano.

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Partiamo subito col dire una cosa: Annientamento non è il ”filmone” di cui tutti stanno già parlando, ma non è neanche così brutto da doverlo completamente denigrare. È una pellicola che sta semplicemente nel mezzo, che affronta il tema dell’esplorazione scientifica in maniera filosofica lasciandosi ispirare da molti dei suoi predecessori, in particolare le pellicole fantascientifiche di Andrej Tarkovskij. Dunque una storia non priva di difetti, ma che si lascia apprezzare per parecchie cose. Come per esempio il suo finale, una delle scelte più coraggiose degli ultimi anni, che con il suo confondere lo spettatore ha sicuramente inciso sulla distribuzione dell’intero prodotto. Perché Alex Garland è così. Un autore ambizioso, che non ha paura di mostrarti una mezz’ora complessa, ma al tempo stesso ipnotica e ammaliante. Un film circondato di personaggi impauriti, speranzosi, ma con il quale non sempre si riesce a provare empatia, questo anche per via di una caratterizzazione non al massimo della forma. Le scenografie non sempre fanno il loro effetto, complice anche una CGI non sempre eccelsa, ma ci sono un paio di momenti che avrebbero meritato una visione all’interno di una sala cinematografica e questo è un vero peccato. Tuttavia gli attori recitano in maniera ottimale, compresa una Natalie Portman ispiratissima. Non tutti riescono ad avere il proprio spazio, ma nonostante ciò non disturbano minimamente la visione. Il tutto accompagnato da una colonna sonora, composta da Ben Salisbury e Geoff Barrow,  cupa, misteriosa e a tratti malinconica (sopratutto nelle parti suonate con la chitarra acustica).

In conclusione Annientamento è una storia affascinante, che nonostante i suoi difetti dimostra un coraggio invidiabile, elemento che manca ormai da troppo tempo all’interno di questo genere e che mette in mostra, ancora una volta, il talento straordinario di un autore come Alex Garland.

 

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