Eli: La recensione del film Netflix Dal colosso dello streaming un film con un interessantissimo colpo di scena, ma basterà a salvarlo??

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Ha da poco fatto al sua comparsa nel catalogo Netflix una nuova pellicola horror, Eli, diretta dal regista di Sinister 2 Ciaròn Foy. 

La trama è riassumibile in breve: Eli è un bambino con un’allergia misteriosa mai del tutto chiarita, deve rimanere isolato dal mondo e dall’ambiente esterno. I genitori hanno speso tutto pur di portarlo in un’altrettanto misteriosa struttura diretta dalla dottoressa Horn, specializzata in questo tipo di imprese quasi miracolose con metodi da lei ideati. Ovviamente però non tutto è come sembra. 

La caratteristica principale di questo film è semplice, per lo spettatore medio sarà quasi impossibile capire dove la sua trama vuole andare a parare.

Un’affermazione che a prima lettura può sembrare anche abbastanza negativa come connotazione, ma che in un mondo di film sempre più prevedibili in realtà assume un significato abbastanza importante e positivo. Per gli spettatori la cui attenzione per il dettaglio si innalza oltre la media, alcuni piccoli particolari e incongruenze potrebbero far saltare l’effetto sorpresa, ma parliamo realmente di una piccola parte del pubblico, quindi diremo che il plot twist è da considerarsi ben riuscito . A finire vittima di questo cambio di rotta repentino della trama potrebbe essere stata anche la prima casa di produzione che si è avvicinata al progetto -Paramount- che ha poi abbandonato in favore di  Netflix lasciando a loro il compito di distribuirlo nel mondo, forse per paura di non sapere con esattezza in quale settore collocarlo.

Le premesse di Eli gli permettono per larga parte della sua durata di procedere su una trama in linea con il genere Ghost Story, ambientandosi in una sorta di edificio stregato e piazzando qualche jump scare prevedibile, anche se ben curato. A salvare il film dall’oblio del tutto già visto è proprio quel cambio di passo sopra citato, che permette di leggere tutto in un’ottica leggermente diversa, come uno spiffero di aria fresca, che non salva al 100% la pellicola, ma la porta almeno in una zona di confort.


Nonostante tutto infatti come spesso accade in questi “horror per la TV” manca l’attenzione nei confronti dei personaggi, che vengono praticamente ritagliati sopra a modelli prestabiliti e lasciati bidimensionali e senza sviluppi. Una condizione di piattezza tale che rende praticamente impossibile giudicare l’operato degli stessi attori coinvolti, in quanto non viene dato loro modo di dare un qualsiasi contributo all’economia del film . In questo caso a mettersi leggermente in mostra – partendo dal fondo di un ruolo totalmente secondario- è l’attrice Sadie Sink, vista all’opera in Stranger Things nei panni di Max

Eli si dimostra un film interessante all’interno del catalogo dell’orrore di Netflix, ma non è difficile immaginare i motivi che hanno portato alla sua distribuzione in streaming, lontano dalle sale. Il colpo di coda sul finale basta ad allontanare la bocciatura, ma siamo ben lontano da un prodotto ben riuscito.

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD