Kadaver: La recensione

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Da qualche tempo ormai è disponibile su Netflix il film Kadaver, scritto e diretto da Jarand Herdal. Una pellicola ambientata in un mondo che affronta le conseguenze di una guerra nucleare, dove i pochi superstiti vagano alla ricerca dal poco cibo rimasto e di un posto sicuro dove rifugiarsi. Tra questi troviamo la famiglia di Leonora, Jacob e loro figlia Alice , i nostri protagonisti, che si troveranno coinvolti in uno strano spettacolo, dove con il biglietto è prevista oltre a una messa in scena anche una lauta cena.

L’atmosfera post-apocalittica è il pretesto da cui parte la storia, all’interno dell’economia della trama assume ben poco spessore e lascia spazio a quello che è il vero fulcro dell’intero Kadaver, il macabro spettacolo che i sopravvissuti accolgono come una sorta di scappatoia impossibile da rifiutare, anche quando le cose inizieranno a farsi particolari e si ritroveranno mascherati a seguire per oscuri corridoi quelli che dovrebbero essere attori di un’opera teatrale complessa e sfaccettata, ma che in realtà nasconde qualcosa di segreto e macabro.

Sulla carta è innegabile che questo film made in Norvegia sia un horror ambizioso, ma con il passare dei minuti, quando i nostri occhi iniziano ad abituarsi al colpo visivo della location, sarà estremamente semplice intuire dove questo titolo ci vuole portare, anticipare le sue mosse e accorgersi dei numerosi piccoli difetti che troviamo all’interno della trama, tra cose non dette o non approfondite, mentre la tensione che avrebbe dovuto montare con il crescendo della situazione abbandona lo spettacolo prima dei titoli di coda .
La domanda su cui ruota l’intera struttura del film è di quelle già note: fino a che punto possiamo spingerci per sopravvivere in condizioni estreme ?? una domanda già esaminata – in maniere anche migliori – in tantissimi titoli e che qui torna a farsi sentire, nel tentativo di rivelare la vera natura dell’essere umano.

Kadaver non è propriamente un film brutto, ma abbiamo avuto la situazione che nonostante la capacità di creare interesse nella sua parte iniziale, non riesca a mantenere alta l’attenzione perdendosi senza ritrovare la rotta.

 

 

Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD