kabuki fight alpha

The Kabuki Fight Alpha – Recensione

4192 0

The Kabuki Fight Alpha è un buon inizio per un fumetto picchiaduro tutto italiano!

Questo The Kabuki Fight Alpha è un brossurato di 80 pagine a colori, formato 17x24cm al prezzo di 12€. Per maggiori informazioni consultate il sito di Noise Press.

STORIA

Kabuki Fight Alpha

I Kabuki Fight sono delle competizioni di lotta conosciute in tutto il mondo dove solo i migliori si sfidano per conquistare la gloria e vincere questo grande torneo. Pietro Russo, il Lupo napoletano verrà però trascinato in una storia oscura e triste che riguarda il suo passato e quello dei suoi nuovi compagni Rose e Meiyo.

Vincenzo Federici con questo fumetto dichiara il suo amore spropositato per i picchiaduro anni ’90 come Street Fighter 2, Fatal Fury e Tekken.

Questo amore smisurato però non si traduce in un prodotto di altrettanta qualità, poiché se il soggetto intriga e interessa il lettore sin dalla prima tavola a lungo andare si rivela pieno di cliché e sin troppo frettoloso. I dialoghi non spezzano questo circolo vizioso, al contrario lo amplificano a dismisura interrogandoci sull’idea iniziale di Federici.

Lo ha scritto in 2 ore e lo ha disegnato subito dopo?

Aveva scritto 12 numeri pensandolo come una grande serie nel quale in ogni albo si scopriva di più sul mondo di Kabuki Fight e i suoi concorrenti (io opto per questo o per lo meno mi aspetto in futuro un ritorno di Kabuki Fight in questa forma)?

Ha solo disegnato e poi ha pensato alla storia e ai dialoghi?

Voglio sapere cosa è successo ad un prodotto che sin dalle prime pagine promette epicità e fantasia e poi si rivela essere castrato.

Questa poteva essere la risposta tutta italiana a Dragon Ball o per rimanere in Europa a Last Man (elogiato come il più grande dei capolavori ma secondo me “solo” un buon fumetto di lotta).

Inoltre il buon Federici fa una cosa che io ripeto da anni e non mi stancherò mai di dire: UN FUMETTISTA ITALIANO DEVE SCRIVERE PERSONAGGI ITALIANI!

Perché ogni nuova serie a fumetti italiana deve avere come protagonista principale un eroe americano o inglese o essere ambientato in altre parti del mondo? (l’idea della credibilità è una stronzata oggigiorno, poi lo so che anche Shakespeare ambientava le storie in Italia per eliminare quell’ostacolo pre-narrativo chiamato “credibilità del soggetto” e quindi poter creare mondo e personaggi in assoluta libertà essendo un paese “estero”, però in un mondo globalizzato come il nostro ogni cosa può accadere ovunque e anche solo scrivere una storia ambientata 50 anni fa è un mondo completamente nuovo).

Perché dobbiamo regalare grandi storie ad altri paesi/genti? (il mito dell’America è stato creato dagli europei, perché sia chiaro che i cowboy non sono come Eastwood nella Trilogia del Dollaro di Leone, ma sono il classico pastore padano, svizzero o tedesco, solo vaccari).

L’Italia è così ricca di storia e possibilità narrative che i Francesi quando non sanno cosa scrivere o disegnare producono un fumetto su Roma o il Rinascimento o il ‘700 italiano nella Repubblica di Venezia o nell’età dei Comuni Medievali.

Dopo questo sfogo posso quindi solo pregare che Noise Press affianchi a Federici un buon sceneggiatore col quale sviluppare la sua serie picchiaduro che non vedo l’ora di leggere. Se non dovesse mai vedere la luce il progetto allora è stato bello finché è durato.

DISEGNI

Kabuki Fight Alpha

Vincenzo Federici di scuola euro-manga nelle scene d’azione brilla come la più splendente delle stelle, trascinando il lettore in un dinamico turbinio di vignette e segni davvero strepitosi. Diverse incertezze però si ritrovano nelle scene di pathos dove i personaggi sembrano avere fisionomie “strane”; i volti in particolare cambiano spesso struttura o lasciano sin troppo spazio a nasi pronunciati all’eccesso e occhi un po’ troppo a mandorla.

L’utilizzo dei retini non inficia in alcun modo la lettura del volume anzi, essendo dichiaratamente nostalgico riesce a ricreare quell’effetto pixel che tutti i videogiocatori degli anni ’90 ricorderanno molto bene.

I colori di Valentina Pinto sono forse il vero fiore all’occhiello del volume. Tra toni seppia, colori elettrici ed ultra-saturi si affiancano dolci sfumature e colori ben più oscuri e cupi, Pinto delinea alla perfezione l’atmosfera, il sentimento e il carattere di ogni scena.

Riccardo Maggi

Un giullare alla corte di Internet...