Voci in ombra – Viaggio nel mondo del doppiaggio (1)

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Chi mi conosce personalmente sa che sono un grande estimatore del mondo dei doppiatori, siano essi appartenenti al mondo della televisione o del cinema.
Non a caso l’iniziativa di Project Nerd in collaborazione con Think Comics “A cena con la voce” verte proprio su questo mondo e sull’avvicinare le persone a questi artisti.

Quelle voci che hanno accompagnato intere generazioni sia durante i pomeriggi dopo scuola sia nel buio di una sala cinematografica.
Non è un caso quindi che abbia indirizzato i miei piedi verso la capitale d’Italia, Roma.
Il luogo dove il doppiaggio italiano è nato e dove sono concentrate tutte le più importanti sedi del doppiaggio per il cinema e la televisione.

Potrebbe sorprendere molti sapere che buona parte di questi studi di registrazione non sono sfavillanti edifici (o strutture enormi come Cinecittà) bensì uffici discreti e molto spesso studi arroccati sotto il livello della strada.
Questo è il mio resoconto personale sull’esperienza capitolina, visiva e uditiva avvenuto nella capitale tra gli studi della Fonoroma e la CDC Sefit e non solo.

Mi sento di condividere l’avventura con Project Nerd per il semplice gusto di portarvi un documento spassionato e molto preciso sulle impressioni che si hanno nel varcare la soglia dei luoghi che danno vita a prodotti culturali ormai diventati la NOSTRA realtà.
Ma cercherò di dare curiosità e chicche oltre alle impressioni personali, che sono da sempre il marchio dello staff di Project Nerd e che non possono mancare in questo resoconto.

Una premessa è d’obbligo, per chi legge questo articolo come un modo per conoscere luoghi e persone e poter in qualche modo iniziare un percorso simile a quello intrapreso in quei giorni dal sottoscritto: gli studi di doppiaggio da alcuni mesi ormai hanno intrapreso una “levata di scudi” contro il turismo di questi luoghi, considerati dalle major del cinema e della televisione, dei luoghi a rischio di fughe d’informazioni.

Infatti non a caso, molte società hanno iniziato sistematicamente a vietare l’ingresso ai non addetti ai lavori ma di più, anche a tutte quelle persone che stanno attualmente studiando dizione e doppiaggio presso importanti sedi nazionali e che arrivati qui, si vedono rifiutare l’ingresso in sala.
Le considerazioni polemiche sulla cosa sono diverse ma posso riassumervi in due fattori il motivo per cui, andando a Roma, non potrete più entrare in una sala di doppiaggio ed assistere ad un turno (o se entrerete, di certo sarà molto complicato).

1 – I luoghi nel quale sono dislocate le sale sono piccole, alcune società lo fanno per “ottimizzare” gli spazi e consentire un numero maggiore di sale di incisione in uno spazio relativamente angusto, di fatto avere dalle 5 alle 7 persone nella sala di regia (senza contare lo spazio nella stanza dove viene registrato il parlato degli artisti) è impossibile, rende l’ambiente invivibile, non ci si può più muovere e nemmeno respirare. Avere così tanta gente in sala è frutto di ritardi, confusione e lentezza nel produrre i lavori finiti.

2 – Netflix ma anche le major cinematografiche più veterane ormai vedono malissimo ogni singola intromissione al loro lavoro, avere persone “non vincolate da contratto” a zonzo nelle sale laddove si sta registrando una novità (magari attesa da molti che bramano uno spoiler o altro) è dannoso, si rischia una fuga di notizie incontrollabile e si procura un danno d’immagine.

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GIORNO 1 – Fonoroma & Diadema

 

Il mio viaggio inizia come tutti i “forestieri” di Roma alla stazione Termini, non vi starò a dire come e quanto ho impiegato a raggiungere la capitale d’Italia ma vi dirò chi mi ha generosamente offerto una guida e un tetto su cui soggiornare in questi giorni carichi d’emozione: Mino Caprio classe 1955, doppiatore e attore italiano conosciuto soprattutto per la voce di Peter Griffin, dell’omonima sit-com animata “I Griffin” ma anche il droide protocollare C3P-O della saga cinematografica di Star Wars o ancora il geniale pupazzo Kermit, la rana leader dei Muppets (nelle varie incarnazioni televisive e cinematografiche).

Mino (e la sua famiglia insieme) è una persona squisita che sento di dover ringraziare anche in questa sede per il suo aiuto e per la possibilità che il suo nome mi ha portato, concedendomi un’autorizzazione a presenziare durante alcune sessioni di doppiaggio (definiti TURNI in gergo lavorativo) che in altri casi sarebbero serrati e vietati come preannunciato sopra.
La mia prima esperienza è nella Mecca del doppiaggio italiano, nella prima società che ha saputo cogliere le esigenze (in tempi fascisti, certo) degli italiani di fruire a tutti gli effetti della qualità dei film provenienti da altre zone del mondo.

La Fonoroma, stabilimento storico fin dalla sua collocazione in Via Ceneda 8. Appare da fuori come un complesso simile ad un teatro o una scuola con una diligente portineria posta a controllo e vigilanza dell’intero gruppo di studi separati tra loro.
Disposto su più livelli questo insieme di studi (11 per la precisione) ha portato al cinema Titanic di James Cameron (con i doppiatori dei protagonisti Rose e Jack rispettivamente Chiara Colizzi e Francesco Pezzulli) e centinaia di altri capolavori, ha inciso nella giornata che mi ha visto spettatore di un turno di doppiaggio una serie di prossima uscita su Netflix (perciò posta a divieto di riproduzione, anche parziale).

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Non posso dire altro se non che è una seconda stagione ed è uno dei prodotti di Netflix più apprezzati quest’anno, capace di attirare anche la MIA attenzione nonostante sia un drama in costume sul tipo di Downtown Abbey (che io personalmente non ho mai sopportato).

A capo dell’intero processo di sonorizzazione italiana c’è Federico Zanandrea (la voce di Tintin nel nuovo doppiaggio italiano ma anche la nuova voce di Freezer e Frost in DragonBall Super) mentre all’assistente di doppiaggio trovo Tiziana Bozzacco.
Mentre direttore e fonico (quest’ultimo dipendente solitamente dello studio dove si registra perciò la FonoRoma in tal caso) sono dislocati in sala di regia laddove è possibile inserire gli spezzoni video, l’audio originale e doppiato e fare ogni dovuto accorgimento circa i livelli di volume e di intonazione, il doppiatore e l’assistente di doppiaggio sono nella sala di incisione, un luogo spesso molto più ampio delle altre sale di lavoro, insonorizzato, laddove dove ogni singolo rumore può risultare impresso nella traccia audio e dominato da un proiettore che riporta lo spezzone video originale ed un leggio corredato da luci, dove il doppiatore predispone il copione da leggere ed “incidere”.

Molti studi come detto all’inizio di questo articolo trovano spazio nella città di Roma sotto il livello della strada, spesso lontani da tratte dei filobus e della metro per ridurre al minimo “er traffico de Roma” ma Fonoroma risulta essere diversa da questa formula dato che alcune sale affacciano (seppur insonorizzate) su una via leggermente trafficata (Via Ceneda appunto).
Il risultato rimane comunque di ottimo livello se non superiore a molti altri luoghi imbastiti alla “bell’e’meglio” per risultare studi di doppiaggio.

Al mio arrivo nelle sale scorgo alle mie spalle un doppiatore e attore che non ha mai avuto bisogno di presentazioni: Luca Ward.
La voce ufficiale di Pierce Brosnan, Russel Crowe e molti altri attori internazionali ha appuntamento per un altro turno di doppiaggio su un altro prodotto che non sapremo mai.
Chi mi accompagna scorda quanto queste persone abbiano segnato la mia passione e si dimentica in buona fede di presentarmelo ma non ha importanza, l’approccio al primo turno di doppiaggio ha la priorità su ogni cosa.

Chi doppia il drama di cui sopra non è Mino Caprio bensì uno dei figli, il più grandicello Gabriele che ha già dato voce al giovane Gray Mitchell in Jurassic World e Sebastien nel “live-action” dell’anime Belle & Sebastien.
Il suo talento è comprovato, tanto che al di là di misere correzioni dalla regia, il suo lavoro scorre fluido e molto veloce.
E non è poco ciò che deve doppiare.

Il lavoro del doppiatore, può sembrare solo rimodellare i dialoghi in italiano fornendo l’emozione dell’attore o addirittura migliorandola (non è il caso della serie che si sta andando a doppiare, ben recitata) ma c’è una parte del lavoro che viene spesso ignorata e trascurata dai critici e dai fruitori del doppiaggio italiano: i FIATI.
Sono tutte quelle sessioni doppiate nel quale l’attore ansima, salta e respira, corre affannosamente insomma tutti quei momenti nel quale non vi è dialogo vero e proprio ma la voce è ancora presente.
Per un adulto i fiati sono un territorio complicato da gestire, immaginatevi farlo fare ad un ragazzino.
In questo caso, come nei dialoghi, Gabriele fa un ottimo lavoro e riesce a portare avanti l’intero processo di “incisione” senza rallentamenti fornendo al suo personaggio tutte quelle sfumature e quel fascino che presto ogni persona in Italia (e nel mondo dato che Netflix permette questo) potrà gustare.

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Passato il turno, che a proposito per i giovani è composto da massimo 70 righe circa da doppiare (per gli adulti è quasi il doppio) si passa ad uno studio più piccolo, poco lontano dalla Fonoroma.
Un altro mondo rispetto lo storico edificio di cui sopra ma anche questo, stavolta collocato al livello -1, offre spunti di discussione e di analisi.
Qui Gabriele viene invitato a dare la voce ad un ragazzino in un film per i più giovani di provenienza tedesca (si può evincere dal doppiato originale in teutonica lingua), un fantasy dove una famiglia di vampiri si trasferisce in una città dove c’è anche un mago.
Qui a differenza del prodotto Netflix non mi sento di darvi bocca cucita per diversi motivi, il più importante tra tutti è che tale lungometraggio per ragazzi è distribuito direttamente in home video o su qualche piattaforma televisiva, senza il passaggio esclusivo su sistemi di streaming o cinema.

Il luogo in questione è ricco di storia cinematografica di seconda mano, senza offesa in questo caso.
Film come Hellraiser e una delle prime produzioni di Giancarlo Giannini come attore sono i poster che attirano la mia attenzione anche se emblematici titoli e rimaneggiamenti spiccano molto di più (e voi pensavate che l’adattamento ad cazzum dei titoli fosse partito da “Se mi lasci, ti cancello”?).
Il lavoro in questo caso è molto preciso e puntuale per merito del piccolo (mica tanto, in termini di altezza ormai supera il sottoscritto!) doppiatore e in un’ora o poco meno, l’intero film viene doppiato ovviamente nelle parti che vedono Gabriele come protagonista su schermo.
Considerato il suo ruolo, secondario, non è comunque facile pensare come in così poco tempo, viene definito un intero personaggio che poi andrà a plasmare l’interesse, la curiosità o il divertimento delle persone che assisteranno al film.

Le considerazioni del caso provengono tutte da mie impressioni personali che qui di seguito vi elenco: il protagonista doppiato da Gabriele è un bimbo di 7-8 anni, il giovane Caprio di anni ne ha 13 quasi 14 quindi ha già una voce ben diversa da quella di un bimbo di quell’età, un adattamento che non sembra stonare troppo nell’incisione che ho visto ma che sicuramente vista nel complesso del film, potrebbe far storcere il naso.
E qui arriva la seconda considerazione, il direttore del doppiaggio è colui che chiama gli attori a doppiare, solitamente per produzioni così ha libera facoltà di scegliere e non è vincolato dalle major (come succede spesso con Disney o altri titoli di punta che chiamano a raccolta dei TALENT), fa strano pensare che il direttore in tal caso abbia scelto un ragazzo di un’altra età (quando di offerta era pieno il panorama doppiatori) per questo piccolo protagonista su pellicola.
Il lavoro eseguito è parso leggermente inferiore qualitativamente rispetto quello avvenuto a Fonoroma ma comunque di ottima fattura (c’è da capire, e qui sto ancora riflettendo, se il lavoro è parso approssimativo più per il film in sé che per il lavoro di incisione eseguito).
Fa specie pensare che alcune parti di questo immenso lavoro che è il doppiaggio risultino essere più raffazzonate di altre, soprattutto per il sottoscritto che ha sempre visto con piacere e con particolare affetto questo mondo, il sapere che alcune cose vengono decise alla leggera, non fa bene all’arte.
Ma come si era detto anni fa e si continua a dire The Show Must Go On…

Al prossimo articolo!

The_Leunam

The_Leunam

Infermiere di giorno (e di notte, e nelle feste, e nei weekend) e giustiziere blogger di notte. Si diletta nella scrittura di libri e fumetti con spruzzate di sceneggiatura.