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La Fine: La recensione del film Netflix Original Un road-movie post apocalittico con Forest Whitaker fra i protagonisti, disponibile nel catalogo Netflix dal 13 luglio

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La Fine (How it Ends in originale) è un thriller con ambientazione post apocalittica, diretto da David M. Rosenthal su una sceneggiatura dell’esordiente Brooks McLaren. Protagonisti del film sono Theo James (Divergent), Kat Graham (The Vampire Diaries) e l’attore premio premio Oscar Forest Whitaker (L’ultimo re di Scozia) . La fine è disponibile  in streaming per gli abbonati a Netflix a partire dal 13 luglio 2018.

Will e Samantha sono una coppia felice e in attesa del loro primo figlio. Intenzionato a chiedere la mano di sua figlia, Will si reca a Chicago da Tom, il padre di lei, poco dopo però riceve una video-chiamata dalla sua ragazza, nella quale will assisterà alle conseguenze di un evento misterioso e cataclismatico, che mette fuori uso le comunicazioni. Will e Tom allora seppelliranno i loro dissapori per intraprendere un viaggio alla ricerca di Samantha. 

La sceneggiatura di La fine ci porta in un classico road movie post apocalittico, fin dai primi minuti è chiaro il percorso che la pellicola intraprenderà, un filone classico al quale McLaren decide di accompagnare un approccio più intimo e meno da disaster-movie\action.

Il primo scoglio in cui la visione di questa pellicola potrebbe incagliarsi è legato allo sviluppo della trama, la premessa del viaggio di un fidanzato e di un padre accomunati dalla paura di perdere la donna che li accomuna è buona, il problema è il contorno. Assistiamo ad un declino quasi istantaneo della società civile, basato su motivazioni a noi ignote, nel giro di qualche minuto i nostri protagonisti si troveranno nella classica situazione: Non ti fidare di nessuno, con annessa difficoltà di reperire risorse come benzina e cibo e gruppi di teppisti organizzati. Il problema è che tutto avviene in un periodo temporale che sembra veramente troppo rapido per essere “credibile” soprattutto in assenza di motivazioni conosciute, nonostante il film si diverta qua e la ad offrire un ventaglio ampio di soluzioni all’evento, dal semplice terremoto, alla classica bomba nucleare fino alle teorie del complotto sui Nord Coreani e i Russi.

Un altro punto negativo per La fine è la caratterizzazione dei propri personaggi, avendo messo da parte le velleità da film d’azione è lecito aspettarsi una maggiore profondità riguardo gli archi narrativi dei personaggi oppure il loro approfondimento. Il risultato però delude le aspettative lasciando i protagonisti solamente abbozzati mettendo in difficoltà perfino un attore di spessore come Forest Whitaker, alle prese con un personaggio che parte con la stessa cattiveria di Liam Neeson in Taken e finisce per intenerirsi e  diventare l’orso abbracciatutti. Nel mezzo del viaggio ad accompagnare i due troveremo una donna meccanico di origini native, Rikki  interpretata da  Grace Dove, anche in questo caso tutti gli spunti del personaggio vengono solo accennati e terminano con la battuta sull’ironia dei nomi dati agli elicotteri da guerra USA ( presi dalle tribù americane).

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L’unico a meritare la completa assoluzione è Peter Flinckenberg, la sua fotografia è ben studiata e sfrutta ogni momento a sua disposizione per mostrarci il suo lavoro e accontentare l’occhio dello spettatore.

Anche in questo caso la produzione Netflix non riesce a centrare il bersaglio nonostante il buon potenziale, un film da tenere in considerazione solamente per una serata di noia totale.

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Marcello Portolan

Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD