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Pronti a morire: la recensione del film Disponibile su Netflix da venerdì 1° giugno il western con DiCaprio, Russell Crowe e Sharon Stone

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Pronti a morire (nell’originale The quick and the dead), western con un cast stellare, che vede, tra i protagonisti, Leonardo DiCaprio, Sharon Stone e Gene Hackman; sarà disponibile su Netflix a partire da venerdì 1° giugno.
Diretto da Sam Raimi, (La casaSpider-Man, Drag Me To Hell), scritto da Simon Moore (Under Suspicion) in collaborazione con Joss Whedon, già creatore di numerose serie televisive di successo, del calibro di Buffy l’Ammazzavampiri, GleeAgents of S.H.I.E.L.D., nonché sceneggiatore e regista dei primi due capitoli di Avengers.

La trama di Pronti a morire

Siamo nel tipico paesaggio western polveroso e assolato di fine ‘800. C’è la piccola città dal nome evocativo, Redemption (“redenzione”); c’è l’immancabile saloon dove si ritrovano un insieme di loschi figuri; c’è l’inevitabile prepotente che tiranneggia spietatamente gli abitanti della città. Il despota locale ha anche lui un nome evocativo di tragedie bibliche, Herod (Gene Hackman), e un simpatico modo di passare il tempo: organizzare un torneo annuale a chi spara più veloce.

Premio in palio, oltre a restare vivi, una somma ingente di denaro. Ma, soprattutto, la possibilità di batterlo, poiché John Herod al momento detiene il titolo di miglior pistolero, e quando sei il migliore, difficilmente la gente ha il coraggio di opporsi alla tua tirannia. Come nelle migliori tradizioni, compaiono all’orizzonte non il Buono il Brutto e il Cattivo, ma la Bella (The Lady/Sharon Stone) il Ragazzo (The Kid/Leonardo DiCaprio) e il Prete (Cort/Russell Crowe).

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Pronti a morire – il cast

The Lady (rinominata Ellen nella versione italiana) impressiona al suo arrivo il pubblico maschile presente nel saloon salvando la vita a Russell Crowe esattamente come il Biondo (Clint Eastwood) la salvava al suo compare nel film di Sergio Leone: recidendo il cappio stretto intorno al suo collo con uno colpo netto di pistola. D’altronde è bionda con gli occhi azzurri anche Sharon Stone, quindi non c’è da stupirsi.

Grazie alla sua precisione da cecchino, Herod, dapprima restio, si convince a farla partecipare al torneo. Un altro concorrente che il signorotto locale vorrebbe a tutti i costi far partecipare è Cort, che in passato era un killer spietato quanto lui, e solo recentemente ha deciso di cambiar vita, diventare prete e abbandonare ogni forma di violenza. Nonostante ciò, rimane l’unico che in fondo John Herod teme, e perciò vuole dimostrare a se stesso e agli altri di poterlo battere, forzandolo a partecipare.

Il terzo del gruppo, The Kid, è ansioso a sua volta di dimostrare qualcosa, nella fattispecie ad Herod, che ritiene sia suo padre, di essere degno di essere suo figlio (visto che lui non l’ha mai riconosciuto).

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Pronti a morireLeonardo DiCaprio nel duello

Arriviamo così al momento clou, che poi occupa la maggior parte del film: il torneo ad eliminazione.
Trattasi di una serie di duelli, rigorosamente da fare allo scoccare dell’ora (quindi ogni volta che la lancetta tocca il 12, in pratica un Mezzogiorno di fuoco senza interruzione, tanto per continuare a farci del male e a citare pesantemente i western classici).
Le regole sono poche e semplici: se un contendente è sfidato non può rifiutarsi, ogni contendente deve battersi solo una volta al giorno e il duello termina quando il contendente o muore o si arrende. Poiché il massacro non pareva sufficiente, ad un certo punto Herod cambia le regole del gioco, e decide che sia sempre un duello all’ultimo sangue.

Dopo che i più deboli si fanno fuori da soli, arrivano le grandi eliminatorie, e i nostri eroi rimangono gli unici in gara: DiCaprio, Sharon Stone e Russel Crowe. Più, ovviamente, il Cattivo, Gene Hackman. Pronti per lo scontro finale.
Una sorpresa “inaspettata” – quantomeno nell’intenzione di regista e sceneggiatore – ribalterà ogni previsione nella resa dei conti conclusiva.

Qualche curiosità

The quick and the dead, titolo originale di Pronti a morire, è una frase presa dalla seconda lettera a Timoteo del Nuovo Testamento, che indica il giudizio finale. I richiami biblici nei nomi della città (Redenzione), del personaggio di Gene Hackman (Herod/Erode) e del film stesso sottolineano come l’intenzione di Moore, lo sceneggiatore, fosse di creare con questo western una specie di richiamo agli “epici” classici del genere (in primis lo spaghetti-western alla Sergio Leone).

Sam Raimi utilizza anche qui quei marchi di fabbrica che sono diventati la cifra stilistica delle sue opere, dai movimenti di camera accelerati, ai primi piani iper-ravvicinati (ad esempio degli occhi, nei momenti di suspense dei duelli), ad un montaggio che segue più lo stato d’animo dei personaggi che la verosimiglianza (come quando i duellanti sembrano fluttuare in uno sfondo nero, o le inquadrature dell’orologio si succedono concitatamente a sottolineare l’aumento palpabile della tensione). Arriva fino ad includere inverosimilmente anche la sua auto feticcio, una Oldsmobile Delta 88 gialla dei tempi del college, che ama celare nelle inquadrature di tutti i suoi film e che ha nascosto anche in Pronti a morire (peraltro, davvero molto bene, la sfida è aperta per provare a trovarla).

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L’OldsMobile gialla che Sam Raimi nasconde nei suoi film

Il formidabile cast del film è dovuto quasi interamente a Sharon Stone: l’attrice, che è stata la prima ad essere ingaggiata dalla Sony Pictures Entertainment, si è impuntata per richiedere dapprima il regista, poi Russell Crowe – che qui è al suo primo film americano – e anche Leonardo DiCaprio, che ha dovuto pagare di tasca propria perché gli studios non erano convinti fosse la scelta migliore.

Considerazioni critiche su Pronti a morire

Nonostante gli sforzi della Stone e le sue intuizioni a livello di cast, i riferimenti biblici e le citazioni degli spaghetti-western, la ricerca accurata di un linguaggio registico propria di Raimi, Pronti a morire non riesce a decollare. Il suo difetto maggiore risiede forse nella mancanza di un’identità precisa.

A tratti, infatti, pare volere diventare una parodia del genere Vecchio West, con quelle pallottole che fanno buchi dove passa l’aria nei corpi delle persone, o che li fanno saltare manco fossero personaggi dei fumetti; con quelle citazioni così puntuali da sembrare prese in giro, come il duello allo scoccare del 12, la Bionda che fa la stessa mossa de Il Biondo Clint nel film di Leone (recidere il cappio con uno sparo), le tipologie classiche da western riprese pari pari come fossero più stereotipi che persone.

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Pronti a morire – primi piani ravvicinati di dettagli

Sulla parodia, però, si innesta senza che ci sia una vera motivazione, il sentimentale, declinato spesso come dramma psicologico da quattro soldi: la donna traumatizzata dal Cattivo nell’infanzia, che cerca vendetta; il Cattivo traumatizzato nell’infanzia dal padre, che per coazione a ripetere continua a perpetrare il trauma; il Ragazzino a cui l’infanzia è stata negata dal non-riconoscimento, che si fa ammazzare pur di essere, se non amato, almeno guardato. Per fare il pieno dei luoghi comuni, non manca neanche il Prima-Cattivo-Ora-Pentito che si converte in prete, ma basta una pistola in mano o una bella donna a fianco perché gli venga qualche dubbio e torni su suoi passi.

Anche a livello di recitazione, andiamo poco oltre la caratterizzazione stereotipata, soprattutto per quanto riguarda Sharon Stone, che gioca più la carta della povera anima tormentata di quella dell’eroina western, come avrebbe potuto; e Russell Crowe, che pare soffrire dall’inizio alla fine del film, pur esprimendolo con un’unica espressione. Meglio Leonardo, che in gioventù faceva il borioso come nessun altro, e decisamente bene Gene Hackman, che pur nelle inconsistenze della trama è l’unico a mantenere sempre una sua credibilità.

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Pronti a morireSharon Stone

Bilancio finale

Nel complesso, per una visione casalinga, come quella offerta da Netflix, Pronti a morire può dare qualche soddisfazione e offrire alcuni momenti piacevoli. Anche solo per rivedere Russell Crowe con una trentina (e forse più) di chili in meno, Sharon giovanissima (ma l’unica ad essere invecchiata bene) e Leonardo DiCaprio talmente piccolo da far venire voglia di costituirsi volontariamente per pensata pedofilia, visto il clima corrente.
Varrebbe la pena, già che lo si guarda, di tentare di scovare dove quel fissato di Raimi ha nascosto la sua auto gialla del ’73 (e poi farcelo sapere, visto che personalmente non l’abbiamo MAI trovata).

Un altro punto interrogativo che solo la visione su Netflix potrebbe risolvere riguarda una scena d’amore tra la bella Sharon e un aitante giovine non meglio specificato, tagliata nella versione cinematografica e successivamente inclusa in quella home-video. Che abbiano deciso di inserirla anche nel Pronti a morire in onda dal 1° giugno? Non resta che guardare per verificare.

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Ginevra Van DeFlor

Ginevra Van DeFlor

Autrice di “BACK TO SCHOOL L’insostenibile pesantezza dell’essere Genitori-di-Allievi”, libro umoristico sulle disavventure quotidiane che tormentano papà e mamme di bambini in età scolare, vive attualmente a Parigi con la sua famiglia. Amante del cinema, frequenta regolarmente le sale sia con i figli sia con le amiche, il compagno o da sola, e collabora con diversi siti scrivendo, tra le altre cose, recensioni dei film visti, spesso in anticipo rispetto alle uscite in Italia. Soffre di un'acuta forma di binge-watching di serie tv, in particolare genere sci-fi, sovrannaturale, ma anche period dramas, qualche chick-flick tv shows, crime shows, insomma, chi più ne ha più ne metta. Divoratrice di libri (ultimamente anche molti per l'infanzia, per ovvie ragioni), appassionata di arte, teatro e viaggi, vive in perenne lotta contro il tempo. E di solito vince il tempo.